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Giovanni Belli 4tet CD Reaction – Jazzit-

Come dichiara il chitarrista Giovanni Belli nelle note introduttive , “Reaction e il mio primo album con soli brani di mia composizione” . Il disco, infatti, eccetto per la traccia finale a firma di Van Heusen, Darn That Dream, esibisce nove titoli originali che mettono in luce una scrittura briosa e carica di groove, sospesa tra accenti mainstream ( Reaction) e slanci boppistici (Grub e Sogre ). Accanto a lui tre portatori sani di swing : Stefano Nanni (piano), Massimo Moriconi ( contrabbasso), Gianluca Nanni ( Batteria). ADV

Almagian Quartet – Jazzitalia –

Alessandro, Massimo, Giovanni, Angelo: prendete, di ogni singolo nome, le prime due lettere e, senza mescolarle, si materializzerà l’esordiente quartetto. Il nome è un’idea del vulcanico Massimo Manzi, brand di un progetto nato, per caso, su di un palco della limpida Sirolo, in provincia di Ancona.Un bouquet di brani attinti dal repertorio di “Giganti” come Charlie Parker, Jimmy Smith, Melvin Rhyne, Sonny Rollins e originals di Scala, Belli e Cultreri, tutti in bilico sulla linea del bop. Anche se, sia gli arrangiamenti che le vena creativa delle composizioni, indossano finimenti simil longue che accentuano la vitalità sonora, di maggiore evidenza in Bernie’s Tune che palesa anche la predilezione di Alessandro Scala per gli effetti di contrappunto ed il favore nel dosaggio dei timbri piuttosto che nei contrasti. A Subtle One di Jimmy Smith e Song For The Trane a firma di Scala, danno voce al suono discreto di Giovanni Belli, sottile dal punto di vista armonico, riesce ad essere sempre incredibilmente spontaneo.Il paradigma dell’album risiede in Flow, groove vintage insaporito da blue notes e nel funk tornito di Funk A GO GO, la prima autografata da Belli, la seconda appannaggio della creatività di Scala.

Almagian Quartet -Jazzit-

La line-up-chitarra-organo-sax non può che richiamare i grandi modelli degli anni 50-60 . la musica di questo quartetto , infatti ha nel suo DNA una chiara impronta hardbop, evidente nell’ incisività, nei fraseggi ritmicamente taglienti, nella forte inclinazione blues e funk che la pervade, oltre che nello stesso repertorio ( Melvin’s Masquerade è dell’ organista Malvin Rhyme attivo al fianco di Wes Montgomery; A Subtle One è di Jimmi Smith e ci vuole poco a capire a chi è stato dedicato Blues for Jimmy). Ad ogni modo , i quattro musicisti riescono a portare linfa a quella tradizione, non solo grazie all’ indiscutibile perizia strumentale, ma anche grazie a un approccio asciutto , poco incline alle esibizioni e molto attento all’ equilibrio sonoro complessivo.la batteria di Manzi assicura il solito esemplare sostegno ritmico, garantendo alla band la necessaria spinta propulsiva.

DUCKSTEP trio -Jazzit-

questo trio è composto da musicisti di grande livello, gli arrangiamenti sono originali e pieni di swing, non fanno mai rimpiangere la mancanza della batteria, il suono è chiaro e ben registrato. I brani standards sono scelti con saggezza , non troppo inflazionati (c’è un bellissimo Driftin del primo Hancock e una poetica Un Estate Fà di Fugain in versione Latin).Le composizioni originali rivelano una buona vena, c’è un grande “Interplay” nell’ aria